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Incubo

Scritto da michele il 25 ago 2010 in Canzoni, in italiano

Incubo
(agosto 2003)

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Sib                  Lam
Ieri sera ho fatto un incubo
Sib                  Lam
C’era un mucchio di gente
Sib                  Lam
Mi urlavano sei un grande
Sib                  Lam
Tirandomi addosso verdura
Sib                  Rem
Ed io scappavo lontano
Fa                    Sol
E loro mi correvano dietro
Do                      Mim    Do       Mim
E quando non avevo ormai più fiato
Fa                                     Mi                   Lam
Mi han detto: canta una canzone

Un gruppo di idealisti
Mi ha detto che ero materialista
Un gruppo di materialisti
Mi ha detto che ero idealista
Ed io gridavo: Cristo, no,
non sono moderato!
E quando piangevo mi han detto
Non sei un moderato: sei un coglione

Poi mi è apparso Dio
E mi ha detto che era tutto uno scherzo
Una penitenza che doveva pagare
Quando perse ai quattro cantoni
Ma deviò le pene su me
Che dopotutto sono suo figlio
Io gli ho chiesto: ti sembra giusto?
Lui mi ha chiesto: ti sembro giusto?

Riempire fogli su fogli
Era la mia occupazione
Ma restarci sopra ogni giorno
Non era né vita né sogno
Mi gridavano agli oreccho
Mi si torcevano addosso
Lasciatemi in pace, rivoglio la pace
Mi han detto: non ti piacerà

Mi han detto che l’uomo è nulla
Se non ha le sue emozioni
Io ero come un automa
E suonavo in un pianobar
Mi hanno licenziato
Perché non sapevo verniciare
Io ho chiesto: cosa c’entra?
E mi han detto: tu non c’entri comunque

Ho bussato con cortesia
Alla porta della mia bella
Lei mi ha aperto stupita
Non pensava di trovarmi lì
Così mi ha offerto l’acido
E l’ho bevuto con piacere
Mi ha guardato sciogliermi lì
E poi ha pulito la sedia

 
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Modena, stazione di Modena

Scritto da michele il 17 ago 2010 in Scritti

Modena, stazione di Modena.

Il treno interregionale 2138 proveniente da Milano Centrale diretto ad Ancona arriverà con trenta minuti di ritardo. Ci scusiamo con i gentili utenti per il disagio.

Ci scusiamo inoltre perché piove ed è stata una giornata abbastanza di merda, ma questo esula dalle nostre competenze. Anche per noi non è stato il massimo.

Trenitalia vi è vicina anche per tutto il resto di casini che avete nella vita, e che vi sembrano più irritanti dei treni in ritardo. La responsabilità è probabilmente di qualche donna, politico, padrone o animale da appartamento, ed è al di là di quello che la nostra azienda può fare per voi.

Per chi domenica scorsa abbia viaggiato in scompartimento con almeno tre brutte fighe, oggi è disponibile un rimborso del viaggio se presenterete le foto delle ragazze. In ogni caso, Trenitalia si scusa per l’inconveniente. Purtroppo anche i cessi possono viaggiare. Stiamo procedendo con un ricorso al TAR del Lazio per impedire loro di spostarsi sui nostri treni.

Trenitalia ricorda inoltre che dal 15 di ottobre sarà vietato salire sugli Intercity Plus senza prenotazione, insultare lo speaker delle stazioni e portare con sé iguane da passeggio.

Si ricorda che è vietato oltrepassare la linea gialla in attesa dei treni, la linea rossa in caso di attacco nemico, la linea verde su Rai Uno, la linea per chi pensa di ingrassare. Si ricorda pertanto che le porte dei nostri Eurostar sono larghe un metro e venti. Per chi sorpassasse tale larghezza, è previsto un rimborso del biglietto.

È vietato attraversare i binari, servirsi degli appositi sottopassaggi, che oggi sono allagati per pioggia. Ci scusiamo con i clienti per il disagio: vi forniremo stivali da pesca e una canna, chissà mai che peschiate un Espresso per Girgenti in ritardo di mezzo secolo.

I bagagli lasciati incustoditi verranno sottoposti a controlli di polizia, per cui, nel caso siano esplosivi, fateli saltare prima di allontanarvi, altrimenti non sareste in grado nemmeno di essere un kamikaze rispettabile. Trenitalia ringrazia gli eventuali attentatori suicidi presenti per l’interessamento.

Il treno Intercity 1580 proveniente da Matera diretto a Parigi Gare de l’Est transiterà via Vienna-Düsseldorf-Strasburgo per guasti sulla linea e fermerà al binario 4 e un terzo anziché al binario 38 barrato, con un ritardo quantificabile intorno alla cifra che decidete voi visto che nessuno di questi messaggi è mai stato sentito al di fuori della vostra scatola cranica.

Trenitalia vi ricorda, comunque, che la vita non vi perseguiterà in eterno.

 
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La defenestrazione

Scritto da michele il 9 ago 2010 in Canzoni, in dialetto

La defenestrazione

(aprile 2010)

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Capotasto al II tasto (Re maggiore)

Do                                                   Fa
I prim i è nài vià ale öndés e ‘n quart
Do                                                      Sol
‘na bela copia che ridìa a dré di òcc smòrt
Do                                                       Fa
i se ‘mbrasàa sö cuma se üno di dù
Sol                                      Do
el gh’és de cascà o de scapà
Fa                                             Do
me ó versì la porta e i ó lasài nà
Sol                                             Do
a tacà i quader en s’i mür de la su cà
Fa                                        Sol              Do
e a decider cusa fa de disnà pasandumà

I primi se ne sono andati alle undici e un quarto, una bella coppia che rideva dietro degli occhi smorti. Si abbracciavano come uno dei due dovesse cadere, o scappare; io ho aperto la porta e li ho lasciati andare ad appendere i quadri sui muri della loro casa e a decidere cosa fare per pranzo dopodomani.

Lam
E sóm restài lé
Sol
se som dacc üna cuntada
Fa                  Sol                Do
strambalàem ma siem en pé

E siamo rimasti lì, ci siamo dati una contata e barcollavamo, ma eravamo in piedi.

Pó vargün ater l’è nà vià pasà mesanòt
che i gh’ìa són, vulia pulsà, paria mort
i gh’ia tante fole e di dulùr endepartöt
gh’era restà en söl stomec el parsöt
me ó versì la porta e i ó lasài nà
chisà che robe fine i g’arà vì de fa dumà
tipo nà a sena cui parencc o purtà föra ‘l cà

Poi qualcun altro se n’è andato poco dopo mezzanotte, che avevano sonno, volevano riposare, parevano morti; facevano tante storie e avevano dolori dappertutto, gli era restato sullo stomaco il prosciutto. Io ho aperto la porta e li ho lasciati andare; chissà che robe interessanti avranno avuto da fare domani, tipo andare a cena coi parenti o portar fuori il cane.

La matina dopo, en pansa ‘n gran pucì
el dentifrico l’era mia bù de parà vià ‘l saùr de vì
se som catài le endurmèns e rebaltà
a netà quel che chi ater gh’ia lasà
óm lavà i bicier e óm tirà le stras
e pó gh’iem na tuaia de quele töte sbüse
e dala finestra óm batì şó le su brise

La mattina dopo, in pancia un gran pasticcio, il dentifricio non era capace di mandar via il sapore di vino, ci siamo trovati lì assonnati e ribaltati a pulire quello che gli altri avevano lasciato; abbiamo lavato i bicchieri, abbiamo tirato lo straccio e poi avevamo una tovaglia di quelle tutte lise e dalla finestra abbiamo scosso giù le loro briciole.

 
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Quando l’idiozia dilaga

Scritto da michele il 5 ago 2010 in Cose da blog

Ogni anno partecipo al Campo Estivo coi ragazzi del mio paese. Quest’anno è stata l’undicesima estate a Temù (BS), con loro.

Per loro prepariamo giochi, con loro giochiamo, camminiamo e scherziamo.

Per loro abbiamo preparato questo filmato, che serviva d’apertura per il Cluedo: le squadre dovevano scoprire l’assassino.

Me ne bullo, perché il filmato è bello.

 
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Le pecore

Scritto da michele il 22 lug 2010 in Canzoni, Versioni

Le pecore

versione italiana di “Les Moutons”, di Jacques Brel, 1967

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Do Lam
Le pecore le odio
Sol Do
Caro il mio pastor
Do Lam
Che siano pura lana
Sol Do
O il mio bel maglion
Lam Mim
Che bruchino in collina
Fa Do
Oppure sull’asfalto
Lam Mim
Portate via dai cani
Fa Sol
O a colpi di bastone
Do Lam
Le pecore le odio
Sol Do
Caro il mio pastor

Le capre le odio
Caro il mio pastor
Che chinano la groppa
Da queste greggi in quelle
Dal gregge nella stalla
Dalla stalla all’ufficio
Preferisco il lupo
L’orso oppure il gufo
Le capre le odio
Caro il mio pastor

Gli agnelli io li odio
Caro il mio pastor
Che vanno via piegati
E dicono di sì
Si trovano tosati
E ridicono di sì
Poi vengon macellati
E ridicono di sì
Gli agnelli io li odio
Caro il mio pastor

Le greggi io le odio
Caro il mio pastor
Che non guardan mai oltre
Al pendio del colle
Che si perdono e s’annegano
Nell’acquesantiere
E se sale il vento
Ti mostrano il sedere
Le pecore le odio
Caro il mio pastor

Re Sim
I pastori io li odio
La Re
Caro il mio pastor
Re Sim
I pastori io li odio
La Re
Caro il mio pastor
Sim Fa#m
Piove piove piove
Sol Re
Attento a stare attento
Sim Fa#m
Attento a stare attento, sai
Sol La
Un giorno belerai
Re Sim
I pastori io li odio
La Re
Caro il mio pastor

Mi Do#m
Le pecore le odio
Si Mi
Caro il mio pastor
Mi Do#m
Che siano pura lana
Si Mi
O il mio bel maglion
Do#m Sol#m
Che bruchino in collina
La Mi
Oppure sull’asfalto
Do#m Sol#m
Portate via dai cani
La Si
O a colpi di bastone
Mi Do#m
Le pecore le odio
Si Mi
Caro il mio pastor

 
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L’omm lümaga

Scritto da michele il 12 lug 2010 in Canzoni, in dialetto

L’omm lümaga

(marzo 2008)

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Varda, pasa per strada l’omm lümaga
Ch’el se porta en sö la schena la su cà
Ghe ucòr gnint de pö de quel ch’el g’à
E la vita la g’à ‘n prese, e lü el le paga.

Guarda, passa per strada l’uomo lumaca, che si porta sulla schiena la sua casa, non gli occorre niente di più di quello che ha, e la vita ha un prezzo, e lui lo paga.

El verse mai la boca e el sera mai i occ
El suporta mia la vida ma el g’à pora de la mort
Ghe enteresa mia se aga el va via stort
El sta de per su cunt, e el casca mai en senocc

Non apre mai la bocca e non chiude mai gli occhi, non sopporta la vita ma ha paura della morte, e non gli interessa se cammina storto, sta da solo e non cade mai in ginocchio.

El pasa de banda al mond sensa mai fermàss
Sensa fàss veder tropp, sensa mai fiadà
El su nòmm el le sa nisü, nisü l’à mai ciamà
El dumanda ai occ di omm sul na brisa de pietà.

Passa di fianco al mondo senza mai fermarsi, senza farsi vedere troppo, senza mai fiatare, il suo nome non lo sa nessuno, nessuno l’ha mai chiamato, e domanda agli occhi degli uomini una briciola di pietà.

 
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De Scrocco

Scritto da michele il 5 lug 2010 in Scritti

Ritrovato in un antro nascosto di un codice della biblioteca Vaticana, ecco a voi, tradotto da Alfonso Traina, il tredicesimo libro dei dialoghi di Seneca. Purtroppo ci è giunto in forma mutila, ma quello che ci rimane è più che sufficiente per capire ancora più nel profondo l’animo del grande filosofo.

I

1 A te, o Lucilio, migliore tra gli uomini, voglio insegnare l’arte del vivere approfittando degli altri. Infatti sempre ci affanniamo per portare a casa il danaro, e poi ci roviniamo la vita per conservarlo, ma vi è una libertà migliore di quella di cui gode colui il quale, libero da apprensioni, campa allegramente coi soldi degli altri? Questo, Lucilio, devi tenere bene a mente: libero è colui che scrocca. Egli non libera soltanto se stesso, ma anche coloro di cui s’approfitta, facendo apparire loro il denaro meno importante e più liberalmente spendibile. 2 Ogni giorno è un giorno strappato alla morte, e pertanto da vivere appieno: pensare ai propri soldi non fa altro che rovinarcelo. Come colui che, dopo una giornata passata nei campi a sudare viene chiamato alla battaglia, così ci comportiamo per accumulare una montagna di soldi. Ma quando li ha già un altro, a che serve averne anche noi? Compreresti mai un libro se lo possiede un tuo amico che te lo presterebbe sempre? Lasciamo che gli altri si dannino per la loro misera pensione: tu, o Lucilio, scrocca, scrocca sempre! Potrai innalzarti verso il cielo e osservare dall’alto il nostro mondo. Noterai così la sua infima piccolezza e dirai: “Perché sono stato così sciocco da conservare un mucchietto di monete che da qui non si vedrebbe nemmeno se avessi la vista di un’aquila? Quanto tempo ho perso  per scavarmi un pozzo, quando potevo attingere l’acqua da quello del mio amico!” 3 Bisognerà chiedersi: cos’è importante? Importante, Lucilio, è essere libero dalle preoccupazioni per potersi dedicare alle arti liberali. Importante è non pensare al denaro, non pensare a come accumularne e a come non sperperarne. Cos’è importante? Importante è imparare ad approfittare al meglio del denaro, quello degli altri. Cos’è importante? Importante è disprezzare la ricchezza, vivere modestamente, non curarsi degli affari, ma convincere gli altri a farlo per poter aggrapparsi alla loro schiena. Cos’è Dio? Boh, che cacchio ne so, e comunque non c’entra nulla. Quello che è certo è che se Dio è quello che è, è perché è uno scroccone. E ricorda che tu, se lo vuoi, puoi diventare Dio!

II

1 Affinchè tutte queste parole abbiano per te un senso pratico, ti insegnerò alcuni stratagemmi che è bene osservare per scroccare ed avvicinarsi a Dio. Quando si va in vacanza, ha forse un senso portarsi venti tubetti di dentifricio? Quando si va alla taverna, fai in modo che uno solo abbia con sé i soldi, e fai in modo di non essere mai tu. Se si propone di fare alla romana, dopo che l’amico ha pagato, esibisci il biglietto del taglio più enorme che esista, in modo che nessuno abbia il resto da darti. Altrimenti, raccogli i soldi di tutti prima e bara di poco sul resto di ognuno: i resti di tutta la tua compagnia pagheranno anche per te, visto che nessuno fa mai lotte per pochi centesimi. Sii sempre l’ultimo a pagare, e se sei solo ricordati di questo: molte monete non vengono mai contate da una barista. Oppure, comincia a contarle appoggiandole sul bancone e sostieni che siano finite proprio ai tre quarti della somma intera: poi dovrai dire “altrimenti ho solo quelli”, e tirare fuori una banconota enorme. 2 Ricorda che le donne per natura mangiano di meno degli uomini: mediamente, ogni cinque donne si guadagna una pizza intera fatta coi loro avanzi. Ricorda che i grissini sono gratis, anche quelli degli altri tavoli. Ricorda che qualsiasi omaggio non deve essere mai rifiutato. 3  Se farai sempre così, riuscirai a risparmiare sempre. Ma ricorda di farlo senza che nessuno se ne accorga, perché ti prenderanno per avido. Come colui il quale getta lo scudo e scappa dalla battaglia, così tu avrai salva la pelle: scappando quando si prensentano i problemi veri: quando sarai elevato alle stelle vedrai che questi problemi non erano poi così grandi rispetto all’universo intero.

III

1 Fatti da mangiare, o Lucilio, e vedrai come sei bravo: ma sappi che stare ore ed ore a sfornellare è noioso, e tu lo sai già. Sposati, dunque, e fai fare tutto alla tua moglie. È lì apposta. Ma se non vuoi condivedere la rottura di balle per tutta l’esistenza con un altro essere che gira per casa, basterà scroccare: lo scrocco è la soluzione più semplice per tutto. A cena fatti invitare. A pranzo fatti ospitare. A merenda, fatti trovare sotto casa dell’amico. Mai nessuno nega un panino ad un amico. Poi, quando entri in casa, fai incetta di libri, suppellettili, cancelleria e fattele prestare dal tuo amico. Dì: “Te le renderò al più presto”. Tutti e due sapete che non sarà così. 2 Più tempo una cosa prestata passa nelle mani di un altro, più il proprietario si dimentica di averla avuta. Questo gioca tutto a tuo vantaggio, o Lucilio…

A questo punto il codice si interrompe. Alcune pagine sono state strappate. Secondo Dan Brown, che sta scrivendo il suo prossimo libro, “Il codice che io ci ho provato ma non l’ho mica capito”, sarebbe stato Leonardo ad usare quelle pagine per pulirsi il culo.

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