…mon semblable, mon frère
…mon semblable, mon frère
maggio 2005
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Do Mim
Per me che ho amato la morte
Fa Sol
Questa morte è una maledizione
Do Mim
Non riesco a muovermi e parlare
Fa Sol
Dio, trovarmi in questa situazione!
Fa Sol
Io che ho cantato sifilide e puttane
Fa Do
Assenzio, droga e vino
Fa Sol
Morir così non mi par nemmeno vero
Fa Do
Fermo e muto ti guardo qui vicino
Re Do
E Théophile riderebbe di certo a vedermi così
Sol Fa
E forse di tutta la mia poesia
Sol Fa Do
La migliore è questa morte che non è soltanto mia
Io che ho scopato le attrici più puttane
E ho amato le puttane più attrici
Le ho perse tutte nelle rime
Sulla scena e per la strada
E se il vino ci avvicina a Dio
La droga ce lo portava qui
E il vecchio capitano aspettava all’angolo
Ma non s’aspettava di trovarmi così
E l’arciere se la ride di sicuro se mi guarda da su
E forse di tutta la mia vigliaccheria
La più grande è questa morte che non è soltanto mia
Immobile e muto come se fossi già
La statua dell’ombra di me stesso
Rimandi la morte ancora un po’
Madre che mi stringi nel tuo abbraccio
Che sei corsa più alla svelta
Di quanto io sia scappato da te
E vorrei parlarti ma non posso
E vorresti anche un perché
Ho paura perché questa nave ha un porto più sicuro qua
E forse di tutta la mia poesia
La migliore è questa morte che non è soltanto mia
Scrivete soltanto Charles Baudelaire
Vissuto nell’abbraccio della morte
Morto nell’abbraccio di sua madre
[9-4-2010: Se Baudelaire fosse ancora vivo, oggi compirebbe 179 anni. Purtroppo, è morto a 46 anni, permettendo a chicchessia di scrivere qualsiasi cosa su di lui per i restanti 133 anni]


clap! clap! clap!
Standing ovation!
In uno dei tanti assemblaggi linguistici di Eliot, quel hypocrite lecteur!—mon semblable,—mon frère chiude una conversazione tra vicini di casa in cui il primo chiede se il cadavere, piantato in giardino la stagione passata, abbia dato qualche bocciolo; consiglia di tenerlo alla lontana dal cane, che, amico dell’uomo, vorrà scavare con le unghie e riportarlo alla luce. Mi piace pensare che il cantautore sia quel cane, amico della buona scrittura, che odora la terra in cerca di relitti poetici da dissotterrare. Per mordicchiarli, per inciderci la traccia unica dei propri denti e ridare loro respiro. A noi, hypocrites écouteurs non resta che assistere al macabro gioco e goderne il più possibile.
Clap! Clap! Clap!